Quello strano paguro (versione estesa)

Autore Martino Silvestri

Descrizione Ed è proprio così che nel suo cammino verso il boschetto intravide un lago ghiacciato, cosa molto insolita nel Sud Africa…

postato il 2009-04-14 13:40:38

Ed è proprio così che nel suo cammino verso il boschetto intravide un lago ghiacciato,cosa molto insolita nel Sud Africa, e morta distesa su di esso un’ anatra ,ma non vi fece troppo caso, in fondo si trattava solo di un anatra morta, di un inutile pennuto passato a miglior vita. Ciò che invece destò la sua attenzione fu un piccolo paguro; non ne aveva mai visto uno e decise di avvicinarsi al laghetto per osservarlo meglio. Era affascinato dal suo guscio colorato, dalle sue zampine, ma soprattutto da quella sua strana benda che portava su un occhio. Quando arrivò nelle vicinanze di quel lago il paguro non vi era più, così riprese sconsolato il cammino senza accorgersi che…….

Senza accorgersi di che cosa? Chissà.

Intanto lo stesso Qualcuno Qualcosa si stava facendo la stessa domanda, si stava chiedendo se non se lo fosse sognato il paguro, se non fosse stato il caldo a farglielo vedere, o forse addirittura la suggestione del luogo, o forse entrambe le cose. Qualunque cosa fosse, si disse, mi ha almeno tirato un po’su di morale e mi ha regalato un briciolo di felicità, quella felicità che mi mancava da così tanto tempo, … Caspita, la nonna si sveglierà a momenti e se non mi trova intento a lavorare per me saranno dolori!

Senza indugio e senza perdere tempo Qualcuno Qualcosa si precipitò di corsa in direzione della fattoria, arrivandoci appena in tempo: la nonna si stava svegliando.

Senza pensarci Qualcuno Qualcosa iniziò a fischiettare ed ad asciugarsi la fronte, come se avesse appena compiuto un grande sforzo.

Che fortuna,- si disse Qualcuno Qualcosa – sono arrivato appena in tempo.

Qualcuno!-sbraitò la signora Qualcosa- vedo che non hai ancora raccolto le uova delle nostre faraone, brutto incompetente! La famiglia Qualcosa è sempre stata una famiglia onesta, laboriosa, che non ha mai chiesto niente a nessuno, ci siamo sempre dovuti arrangiare da soli, noi. Abbiamo sempre lavorato per mangiare, per non privarci, o meglio per non privarti, anche solo di una insulsa focaccia o di un misero tozzo di pane.

Tu invece disprezzi il tuo lavoro, o meglio il nostro, sei la pecora nera della famiglia, non fai niente e ciondoli tutto il giorno, mangi a sbafo e non aiuti nei lavori domestici, non sei che un peso per la nostra famiglia, sei piombato qui all’improvviso e non ci hai dato che problemi da quando sei venuto, quel maledetto giorno. Ma sei proprio sicuro che io e tuo zio ti abbiamo voluto, brutto marmocchio?

No, certo che no, chi avrebbe voluto un’altra bocca da sfamare o un bambino da accudire? Non certo qualcuno con del sale in zucca. Noi vivevamo bene, anzi anche meglio, prima che tu arrivassi. Ma noi ti abbiamo accettato, ti abbiamo accudito e abbiamo cercato di insegnarti un mestiere, per accontentare quella perla di tuo padre! Ma tu? Tu cosa hai fatto, eh, sentiamo? Ehi, sto parlando con te marmocchio, beh? Tu cosa hai fatto? Cosa hai fatto per aiutarci, per venirci incontro? Niente! Proprio un benemerito niente! Anzi, ci hai sempre criticato e non ti sei messo in testa di aiutarci con i lavori, non fai alto che lamentarti e a dire come tutti gli altri ragazzi della tua età si divertano e giochino mentre tu stai qui a sgobbare come dici tu. Beh allora, cosa c’è di male nel lavorare un po’, nel “faticare” , cosa credi che io e tuo zio abbiamo fatto per poterci permettere questa casa? Abbiamo lavorato, lavorato e lavorato con impegno, fin da giovani abbiamo inseguito questo nostro sogno ed ora possiamo godercelo. Credi che gli abitanti di Capo Chi Lo Sa sarebbero così poveri se avessero capito che lavorare è meglio di ciondolare tutto il giorno come invece loro si ostinano ha fare? Tu, proprio tu, lurida canaglia, non hai niente a che vedere con tuo padre. Lui sì che era una brava persona, portava sempre a termine ogni suo lavoro o incarico, sin da piccolo, era proprio un gran lavoratore, peccato che quel mille volte dannato giorno fu costretto a lasciarci per partire per quella maledetta guerra. Tu con lui, sporco verme sfaticato ed ingrato, hai in comune solo il cognome. Mi hai sentito lurida canaglia, mi hai sentito?!

Certo che l’aveva sentita tutta la ramanzina il nostro Qualcuno Qualcosa, e, tutto sommato si era anche divertito ed in quel momento pensava: caspita che giornata fortunata: prima quello strano paguro, poi nonna che mi sgrida invece del nonno, ed infine non mi ha ancora beccato una sola ma dico una sola faraona, eh sì proprio la mia giornata fortunata.

Ma in realtà Qualcuno Qualcosa stava ancora pensando a suo padre, conosciuto solo per sentito dire dai suoi zii. Qualcuno Qualcosa infatti ignorava chi fosse suo padre, sapeva solo che era partito per una guerra e basta; Qualcuno non sapeva che cosa fosse veramente un padre. Qualcuno conosceva solo la parola zio o zia ma la parola padre o papà gli era totalmente sconosciuta. Quelle due parole, quelle due semplici parole, erano assenti nel suo magro vocabolario.

A quel punto Qualcuno Qualcosa si svegliò da questo suo pensiero e si rimise a lavorare, o meglio a raccogliere le uova, non voleva beccarsi un’altra sgridata da quella vecchia megera di sua zia.

Quello strano paguro (versione estesa)ultima modifica: 2009-04-15T15:21:00+00:00da romaeuropawf
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5 pensieri su “Quello strano paguro (versione estesa)

  1. Una delle difficoltà maggiori, adesso, nel commentare questi testi è riuscire a prendere distanza dalle aspettative che avevo già.
    Faccio questa premessa perché leggendo l’incipit non è che mi fossi poi entusiasmato, anzi…
    Devo, piacevolmente, ricredermi. Trovo che la trovata sia, sotto tantissimi aspetti, rodariana. E con questo solo aggettivo chiuderei il commento, se non fosse che, appunto, nel dover esprimere un voto devo fare astrazione dalla sorpresa.
    A una lettura più attenta, che non si lasci trasportare dal sorriso che inevitabilmente mi strappi, noto qualche leggerezza, specie nella distribuzione e nell’uso della punteggiatura o l’uso, da parte dei “personaggi”, di una sintassi che ogni tanto è troppo sofisticata.

    Perdonami il relativismo ma
    considerato che il 5 l’ho dato solo a quello che per me merita di vincere
    il 4 è il voto dei “preferiti”
    ti tocca un 3, aritmeticamente una sufficienza, ma pur meritando qualcosa di più non riesci proprio a strapparmi, con il piacere di leggerti, anche un 4.

  2. le mie aspettative sono soddisfatte :)… senza accorgersi che… il lago ghiacciato era uno specchio!?la benda sull’occhio è una bella trovata, rimanda un’immagine di aggressività, certo necessaria a sopravvivere con un carapace molliccio!! aggressività che sviluppa la capacità straordinaria! del paguro di neutralizzare l'”azione urticante” dei suoi coinquilini:) che pure gli permettono di partecipare a questa vita bellissima!!! e poi da grande cercarsi un’altra conchiglia.. una fatica!!! cmq meglio che finire… baccalà!!! una metafora che contiene un’indicazione precisa, per chi la capisce.Scelgo te come candidato preferito 🙂 auguri!!!

  3. bene.
    ecco un racconto INVOLONTARIAMENTE demenziale. Banalità a raffica, stile da terza media – non perchè tu lo abbia voluto, ma perchè, PALESEMENTE, sei privo di consapevolezza -, storia da far comparire un punto interrogativo al posto della faccia tutta. E una quantità sproporzionata di imprecisioni (virgole che mancano, virgole che abbondano, apostrofi ignorati).

    Per quanto mi riguarda, se anche tu fossi Thomas Mann, io forse sarei tentato di bocciare i tuoi BUDDENBROOK innanzi a un errore come questo “solo di un anatra”.

    Probabilmente il peggiore racconto fra i finalisti.

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