PRO.CO. (Professional Corpse)

Autore Nicola Moscardi

Descrizione Considerazioni di un cadavere professionista…

postato il 2009-04-15 03:00:33

Mancano pochi giorni alla biopsia
e rimangono pochi posti in piedi-
Ho letto attentamente le istruzioni
(chiedere informazioni sarebbe un vano
spreco di energia) e io mi attengo
solo ai cartelli luminosi, eventualmente ai segni

dal cielo (gli impegni sono impegni, carte
alla mano) lo zelo del professionista parte
anche da certe piccole attenzioni; non è soltanto
un punto di vista, è un problema di etica
e attaccamento al lavoro, senza sindacare,
d’altronde io muoio di mestiere

e sono abituato- Tra poco ritiro il risultato
sbrigo i preparativi, ripasso i punti principali
per adattarmi a quando non sarò più tra i vivi-
(Gioco un po’ con le date, con i numeri
ci sono sempre coincidenze strane, tutto sta
a volerle trovare, a averci tempo)-

Mi hanno detto che non conviene, che è immorale
che la natura ha il suo corso e corre per un solo
verso, ma ho perso ogni fiducia, ho dato
fondo agli ultimi scampoli di sorte,
almeno qui so a cosa vado incontro,
(almeno il pagamento è anticipato)-

Non che sia monotono, al contrario
è un mestiere vario, ricco di sorprese-
Si viaggia molto, quand’anche si trapassi
in modi differenti un unico confine,
le spese sempre incluse, comodamente in vani
sempre privati- Si guadagna bene-

Di noie, quelle poche: fisiologiche
ci sono viaggi a volte dispersivi
in cui si perde il senso del pudore
o la bussola, o la salma (soprattutto)
qualora non sia ricostruibile o la privi
dei connotati un brutto inconveniente

o decomponga prematuramente; ma io perdono a tutti
vermi compresi, senza considerare
che in caso di difficoltà o di spargimento
ematico sono anche assicurato contro il furto
(non perdo mai di vista l’aspetto pratico
della questione)- E dormo più tranquillo-

Cioè riposo in pace per la maggior parte
del tempo, in caso di mummificazione
ho pronta persino una terapia d’urto:
un sovrapprezzo del cinquanta per cento
– per sopperire ai liquidi in difetto!-
Per questo mi butto a capofitto

nel mio lavoro- Prendo in esame
le richieste più disparate le più strane
occasioni, al momento mi trovo alle prese
(leggo) con una metastasi- Ma preferisco
sempre il suicidio, quando non mi opprimono
con troppe direttive –la cosa che più odio-

Poi c’è l’uso preventivo: trapianti o regolamenti
di interessi (in un mese soltanto mi ritrovo
con quattro reni e sei polmoni in meno
e le vertebre in pezzi, tanto va a finire
tutto sul conto)- L’ho anche fatto gratis,
per pietà, ma all’ultimo momento

ho chiesto un onorario spudorato;
nell’impossibilità mi sono tratto indietro
dicendo nessuno fa più niente
per niente ho detto e ho preso
il portafogli ho sciacallato e siamo
finiti male tutti e due comunque-

Dopo non ho sentito nessun peso
sulla coscienza, lo stesso corollario:
mi scordo la coerenza perdo il senso
della misura e se accantono la paura
sono ogni volta più sarcastico e volgare
– e carnalmente spaventoso- (Quanto manca?

Comincia a essere difficile parlare
e non respiro bene è fastidioso)
Non capisco perché divento sempre
parecchio più irascibile alla fine
eppure mi pagano per fare
quello che a qualsiasi vivo riuscirebbe

naturalmente e allora vaffanculo
quanto manca? prima non m’avevano
mai intubato questa è la peggiore
comincio coi sospetti con le paranoie
questa è la volta buona questa
è la mia- ma quanto tempo resta

ancora? cazzo e non mi sono neanche irrigidito
forse perché stavolta cresce dentro forse
ho sbagliato qualcosa per il prossimo
caso devo decidermi a chiedere un aumento
un secondo di più e straccio il contratto
un secondo…è fatta, sono all’altro mondo

PRO.CO. (Professional Corpse)ultima modifica: 2009-04-15T22:56:46+00:00da romaeuropawf
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32 pensieri su “PRO.CO. (Professional Corpse)

  1. Vabbe’, impeccabile.
    Non c’è partita.
    Mi arrendo.

    E’ veramente bellissima. Non sono un lettore vorace né (quindi) esperto di poesia, pertanto evito di sollevare rilievi formali – non ne sarei capace.
    Non so come valuteranno l’attinenza al tema, così condensata nel titolo-quintessenza.

    🙁 [la faccina triste è per il premio che chiaramente non vedrò…]

  2. Un altro gradevole. Originale e molto noir anche questo (incontra i miei gusti decisamente). Magari mi sbaglio nel cogliere le influeze, ma vedo un po’ di Tiziano Sclavi (parlo da DylanDoghiano..). E la metafora si coglie, eccome, ed è calzante.. sarà che faccio parte della categoria??
    Bravo anche a te! Complimenti.
    Unico appunto, se posso, mi sarebbe piaciuto vederlo più in “prosa”.

  3. *** *** ***

    l’inizio è scioccante di quanto è perfetto e bello. versificazione efficacissima, consapevolezza poetica praticamente completa.
    solo, all’inizio, per un istante m’è venuto da chiedermi “occhei, e dopo?” – ma è stato un lampo.

    però, con molta umiltà ti dico, pare che verso la metà tu ti perda. si perde la perfezione del verso.
    si perde sempre più – alla luce del grande valore che aveva all’inizio, non è che chissà quanto sprofondi, epperò perde.
    eppoi, secondo me e sempre con grande umiltà, si arriva a qualcosa che DOVEVI ASSOLUTAMENTE EVITARE: quel CAZZO finale. perchè???
    è una caduta. è una grave caduta.

    ultimo appunto: ma questo tizio chi diavolo è? muore di professione? che fa? perchè lo fa? come lo fa? si capisce solo a tratti – oppure io l’ho capito solo a tratti.

    comunque un inizio straordinario.

  4. una straordinaria vitalità dai a questo “cadavere professionista” e una fede incrollabile di tornare a .. morire. io leggo, alla fine,”il prossimo caso.. questa è la mia lettura del tuo brano che, scusa se non sono d’accordo col tuo ultimo commento, io chiamerei commedia. e pure brillante.
    ps che sei bravissimo a scrivere lo sai ma, per quello che vale, te lo confermo. bye

  5. naah! tu puoi sempre partorire il padre del padre del padre dell’inventore del “mamma mi metti in lavatrice due minuti che ho bisogno di ringiovanire di trent’anni per rassomigliare a nonna 3145”, ti pare poco? :-)(grazie del commento)

  6. tutto qui?…tecnicamente non è neanche un racconto,boh..e il bello è che hai la media più alta e hai avuto la faccia tosta di andare in giro a ‘elargire’ le tue preziose perplessità..com’è che hai questa media con 42 voti -quindi almeno 20 voti positivi- e solo 3-4 commenti che possano dirsi tali? com’è la sensazione di qualcuno che ti viene a fare i conti a casa tua?

  7. Avete proprio rotto i cosiddetti.
    Non si può commentare in questo modo. State avvelenando il clima.
    Io c’avrò tutti i difetti di questo mondo, sarò acido, snob, spocchioso, impietoso, quello che vi pare, ma non distribuisco giudizi trancianti senza argomentarli. E invece state trasformando tutto (nic, arpalice, giu…) in uno scontro da stadio, in cui non solo vi scagliate contro l’autore anziché contro l’opera, ma offendete deliberatamente anche gli altri commentatori. E senza uno straccio di argomento.
    Siete inqualificabili.

  8. Non pretendo che siano interessanti. Semplicemente, nell’ottica di uno scambio di pareri e di suggerimenti, ciascuno a proprio modo e con il proprio carattere, mi sembra “sportivo” lasciare il proprio commento e motivare adeguatamente il proprio voto, che è anche un modo di rifocillarsi psicologicamente tra una passata di setacciatori e l’altra.

  9. Mi associo alla riflessione di si-culo.
    La critica ai racconti e agli autori va bene. Se educata e costruttiva.
    L’attacco agli altri lettori e/o commentatori però non sta nè in cielo nè in terra.
    inqualificabile. punto.

  10. cara/o nic, o marianna che dir si voglia. il clima di sdegno generale ha fatto straparlare molti, ma alla fine dei commenti sul tuo lavoro mi sembra di aver abbassato molto i toni. non si può dire altrettanto di te.
    @arpalice: ti prego di citare i modelli e gli schemi a cui ti riferisci. sono molto interessato.

  11. *** *** ***

    Anzitutto, non credo che tu sappia quello che dici, né puoi giudicare quel che faccio sulla mia pagina.
    In secondo luogo, io tengo alle tue opinioni esattamente quanto tengo alle uova di struzzo.
    Inoltre, nessuno t’ha dato la voce per poter parlare a vanvera.
    Quel che io faccio non è affar tuo, né ti nuoce. Ho uno scopo che non è certamente quel che tu, in considerazione del tuo raziocinio, puoi comprendere. Non scuso le tue illazioni e nemmeno il tuo aver preso l’iniziativa senza nessuna qualifica e senza alcun discernimento. Piuttosto ti sarei stato grato se avessi espresso un giudizio sul mio brano, e invece ti sei preoccupato di mettere bocca su una faccenda che non ti compete nemmanco da lontano.
    Relativamente ai vostri talent scouts e ai vostri accademici punti di vista, ti posso felicissimamente confermare che non mi sfiorano neppure mentre dormo. Non ne ho alcuna necessità, grazie al cielo.
    Per quanto riguarda l’intento pubblicitario o messianico che ravvisi nella mia azione, ho già detto altrove che non sono io quello che si preoccupa della posa e che dunque dovrebbe darsi alla pubblicità.
    Onestamente ritengo fuori luogo la tua intrusione, e senza dubbio posso affermare che il tuo intervento è completamente inutile.
    Con assoluta indifferenza,
    gs

    *** *** ***

  12. Quattro dei primi cinque classificati nella classifica GENERALE sono tra i primi cinque classificati nella classifica della giuria POPOLARE – ossia degli autovoti.
    Un altro, “L’estate Infinita”, di decostruzione, è scritto da una persona che collabora colla scuola HOLDEN da lungo tempo, e la ha inoltre frequentata.
    E’ interessante anche notare che Marzotto, ossia decostruzione ossia colui che ha collaborato con e frequentato la scuola HOLDEN, ha pubblicato un racconto con PERRONE EDITORE, casa editrice per la quale, come si legge nella biografia, anche il vincitore PIRANDELLO DEI POVERI Peppe Rizzo alias Istruzioni per l’uso di stereotipi palermitani sta preparando un romanzo.

    Inoltre vorrei sottolineare che l’autore del brano vincitore è l’unico che abbia cambiato il titolo dell’opera estesa rispetto all’incipit, la qual cosa fu vietata a me dalla E-GUIDE.

    Perchè?

    Mi rifaccio al mio sempiterno maestro ALESSANDRO MANZONI

    Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,

    Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,

    Dai solchi bagnati di servo sudor,

    Un volgo disperso repente si desta;

    Intende l’orecchio, solleva la testa

    Percosso da novo crescente romor.

    Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,

    Qual raggio di sole da nuvoli folti,

    Traluce de’ padri la fiera virtù:

    Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto

    Si mesce e discorda lo spregio sofferto

    Col misero orgoglio d’un tempo che fu.

    S’aduna voglioso, si sperde tremante,

    Per torti sentieri, con passo vagante,

    Fra tema e desire, s’avanza e ristà;

    E adocchia e rimira scorata e confusa

    De’ crudi signori la turba diffusa,

    Che fugge dai brandi, che sosta non ha.

    Ansanti li vede, quai trepide fere,

    Irsuti per tema le fulve criniere,

    Le note latebre del covo cercar;

    E quivi, deposta l’usata minaccia,

    Le donne superbe, con pallida faccia,

    I figli pensosi pensose guatar.

    E sopra i fuggenti, con avido brando,

    Quai cani disciolti, correndo, frugando,

    Da ritta, da manca, guerrieri venir:

    Li vede, e rapito d’ignoto contento,

    Con l’agile speme precorre l’evento,

    E sogna la fine del duro servir.

    Udite! Quei forti che tengono il campo,

    Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,

    Son giunti da lunge, per aspri sentier:

    Sospeser le gioie dei prandi festosi,

    Assursero in fretta dai blandi riposi,

    Chiamati repente da squillo guerrier.

    Lasciar nelle sale del tetto natio

    Le donne accorate, tornanti all’addio,

    A preghi e consigli che il pianto troncò:

    Han carca la fronte de’ pesti cimieri,

    Han poste le selle sui bruni corsieri,

    Volaron sul ponte che cupo sonò.

    A torme, di terra passarono in terra,

    Cantando giulive canzoni di guerra,

    Ma i dolci castelli pensando nel cor:

    Per valli petrose, per balzi dirotti,

    Vegliaron nell’arme le gelide notti,

    Membrando i fidati colloqui d’amor.

    Gli oscuri perigli di stanze incresciose,

    Per greppi senz’orma le corse affannose,

    Il rigido impero, le fami durâr;

    Si vider le lance calate sui petti,

    A canto agli scudi, rasente agli elmetti,

    Udiron le frecce fischiando volar.

    E il premio sperato, promesso a quei forti,

    Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,

    D’un volgo straniero por fine al dolor?

    Tornate alle vostre superbe ruine,

    All’opere imbelli dell’arse officine,

    Ai solchi bagnati di servo sudor.

    Il forte si mesce col vinto nemico,

    Col novo signore rimane l’antico;

    L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.

    Dividono i servi, dividon gli armenti;

    Si posano insieme sui campi cruenti

    D’un volgo disperso che nome non ha.

    http://1.bp.blogspot.com/_g5FXH3ro7BI/SUwZ2R25sKI/AAAAAAAAAJA/All_-dYEkS8/s400/forza+mafia.jpg

    Grazie.

  13. complimenti comunque al vincitore e a tutti quanti i racconti sono molto belli
    a parte tutto, tutto è molto bello.

    prima scherzavo, questo contest ha mostrato all’italia gente con tanto talento.

    complimenti alle eguide e a tutti.
    tutto molto bello e professionale

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