Handsome Devil

Autore Emanuele Cicero

Descrizione Jekyll and Hyde in the 80’s – La generazione degli anni ‘80 vista attraverso una rilettura (a parti invertite) del capolavoro di Stevenson.

postato il 2009-04-15 01:51:31

Lucidi i capelli. Il gel riflette i neon della quarantaduesima. Lo specchio invece riflette la trasformazione. La medicina bolle nelle vene, come lisciva in acqua. Il buco sul braccio brucia. Metamorfosi. L’aspetto sgradevole, sciatto, perdente rimosso come una crosta di sangue da una vecchia ferita. Questo decennio ti pretende così, pelle liscia come la lama che affonderai in una gola stanotte, busto scolpito e fasciato Armani. Cravatta sottile, nera come la nuova anima. Bello, elegante, vincente. Gli Smiths in vinile ti danno il benvenuto in questa generazione, Handsome Devil. Addio, insignificante Jekyll. Cinque minuti, Mr. Hyde. Si va in scena.

Le tue dita carezzano l’immagine riflessa nello specchio. Un ultimo saluto all’ombra della persona che eri. Jekyll, il bimbo cattivo, stasera resta a casa. Sei tentato dal lasciargli una ciotola piena di croccantini e dell’acqua sporca. Come facevano i tuoi quando lasciavano quel fottuto barboncino a casa (si chiamava Potter?) prima di partire per i loro weekend a Las Vegas. Lo chiudevano nello sgabuzzino, con i Friskies al pollo e i giornali sul pavimento, nel caso gli fosse venuta voglia di evacuare. E lasciavano te invece dalla vicina di casa. Con un pigiama e 2 dollari per una pizza. Non c’era molta differenza.

La puntina si stacca dal 33 giri. L’assenza improvvisa della voce di Morrissey spegne i tuoi pensieri e aggiunge al buio il silenzio. E il silenzio ti esplode in testa, come benzina in una camera a scoppio, mettendoti in moto. La porta del tuo laboratorio, casa, tomba ti spara là fuori. È un po’ come nascere, vero Edward? Mesi (anni) in un utero troppo stretto, strangolato da un cordone e immerso nella tua stessa piscia. L’ascensore è come una vagina che si schiude e ti partorisce. E l’aria di New York ti riempie i polmoni per la prima volta, soffocandoti in gola il primo vagito. Ok, sei al mondo. Ora dai un senso a questa tua esistenza di merda.

Manhattan è conciata come te questa notte. Ti immergi in uno svolazzare di Oscar de la Renta, Versace e Valentino. I marciapiedi riecheggiano di tacchi Ferragamo, le luci di Times Square, davanti a te, sfavillano come un collier di Bulgari. L’hai voluta per questo. Perché qui puoi sceglierti la vita che vuoi. Come un paio di scarpe in una vetrina di Gucci. Eppure.

Eppure sotto il velo di CK Obsession che questa città puttana si è rovesciata addosso percepisci il fetore. Il tanfo dei tombini aperti, le spezie da voltastomaco del Doner Kebab all’angolo. E gli occhiali scuri Cerruti che porti anche di notte non bastano a nascondere gli straccioni nei vicoli, con la loro vita del cazzo stipata nelle buste di plastica e nei cartoni. Resisti alla tentazione di estrarre il rasoio e di raschiare via dalla città una di quelle verruche sociali. Non è per loro che te lo porti dietro. È per LEI.

Hai frullato due anni della tua vita nella ricerca della medicina. Due anni di studi, esperimenti. Sostanze mischiate insieme come gli ingredienti di un piatto messicano. Hai provato l’eroina insieme alla cocaina. Gli steroidi con il benzodiazepine e il litio. Gli aminoacidi e il guaranà, il ginseng, il loto e l’LSD. Il peyote e l’aspirina. Il cubismo applicato alla chimica.

E ci sei arrivato.

Alla medicina.

Quella che ti fa apparire, adesso, l’uomo che sei. L’uomo che lei, adesso, non potrà rifiutare. Strapperai via dalla sua bocca la parola NO e lo farai con quel rasoio. È il tuo modo di perdonarla. Per quel suo ignorarti. Per quegli sguardi carichi di disprezzo che ti sputa addosso quando ti incontra per strada. Per quelle sillabe muggite tra i denti, spacciate per saluto e concesse come l’elemosina a un barbone. Per le sue sciarpe Givenchy, gli occhiali Dior, le borse Fendi, i capelli griffati L’Oreal, il make-up Clinique, le unghie laccate e il gloss. Per quel suo essere così sfacciatamente, ostentatamente PERFETTA.

Ma non ti ha ignorato l’altra sera, no.

Quando l’hai seguita nella caffetteria. Lei ti ha visto. Eri come adesso.

Metamorfosi. La medicina.

Ti ha sorriso. Ti ha chiamato con lo sguardo. Ha riconosciuto in te, per una volta, un abitante del suo stesso pianeta.

E ti ha invitato. Perché eri innegabilmente, ostentatamente PERFETTO.

Ecco perché sei qui adesso. Davanti al suo Hotel. Il Chrysler Building dall’altro lato della strada sembra un enorme vibratore incrostato di Swarowski. La scritta dorata HELMSLEY ti accoglie nella Hall.

Due dita sfiorano la tasca della giacca, leggermente rigonfia lì dove c’è il rasoio, mentre un lift boy e un ascensore ti accompagnano alla sua suite. 10 dollari di mancia ti lasciano solo davanti alla sua porta.

Bussi.

Due colpi secchi.

Sono i suoi occhi ad arrivare prima. Li vedi prima ancora che lei ti apra. Di cristallo. Freddi.

Ti accoglie, bella come sempre, una pagina di Vanity Fair che cammina. Busto scolpito, fasciato da un tailleur Armani.

Nella penombra. I neon della 42esima si riflettono sui suoi orecchini Cartier mentre lei ti si avvicina. Nei suoi occhi fai in tempo a vedere la metamorfosi prima ancora di scorgere sul suo braccio, mentre ti accarezza il viso, i buchi della medicina. L’altra sua mano è tutt’uno con la lama. Il rasoio ti arriva alla gola mentre tu non hai nemmeno trovato il buco della tasca. Tra i gorgoglii della tua trachea squarciata riesci a distinguere il suo bisbiglio sovrapposto alla voce di Morrissey in vinile: “Who will swallow whom? You Handsome Devil”.

Handsome Devilultima modifica: 2009-04-15T16:31:20+00:00da romaeuropawf
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36 pensieri su “Handsome Devil

  1. Devo dire in tutta sincerità che non riesco a valutare positivamente questo racconto. Non me ne volere, ma mi dà l’impressione di essere un “esercizio”.
    Che tu riesca a mettere in piedi una sequenza di parole e immagini anche elegante, è indubbio.
    Ora, io forse sono poco titolato a parlare di “narrativa” e plot, ma quella che hai creato tu mi risulta fredda e calcolata, al punto che il finale è, nonostante lo sforzo, piatto. Sono arrivato in fondo alla lettura per inerzia, come scivolando dopo l’avvio, senza ostacoli ma soprattutto senza vette, fino alla fine. E sono rimasto con un “Mah!”.

  2. A me invece ha colpito molto questo racconto..
    E il finale è un bel colpo di scena. Certo anch’io lo trovo forse un po’ “affrettato”, ma immagino che i vincoli di spazio del contest abbiano influito molto. E’ un peccato perchè secondo me si poteva dare più spazio a tutti. E’ vero che la sintesi è un dono ma le storie “compresse” hanno dei limiti.
    Bel racconto comunque. Molto più “aggressivo” di tanti altri che ho letto qui. Molto noir, mi piace. Bravo!

  3. Mamma che figo!
    Hai un modo di descrivere luoghi, situazioni, personaggi troppo bello! sembra di vedere. Sono immagini, molte e molto forti! E’ l’aspetto che mi piace di più! Peccato troppo breve, l’avrei visto come un racconto più ampio.
    La citazione di Jekyll e Hyde è FANTASTICA!
    Complimenti!

  4. Uhm..
    @jumpi4
    Qui parli di onanismo.
    Nel post di “dalla spalla al gomito” parli di pompini.
    Un esperto.
    Riesci a fare un commento senza citare la tua collezione di giornaletti porno?
    devo pensare che la tua sterminata cultura letteraria derivi da una libreria così limitata?

  5. E che parole si dovrebbero usare per descrivere cotanta pornografia?

    (Devo dire “Questo racconto avvolge il lettore in un’esperienza sensoriale piacevole e gratuita che vede l’autore al suo servizio”? o “In quest’opera l’autore ci mette di fronte al piacere dell’atto dello scrivere, facendo uso di uno stile riconoscibile e di una trama nota nel dare forma ai quali gioisce in un modo a tratti solipsistico”?
    Il primo è un pompino. Il secondo è una sega. Anzi, la sega di un esibizionista.)

  6. oh, bene.. non hai tradito le mie attese.
    un romanzo compresso in cinquemila battute..
    è lo stile che mi piace.
    ottima ambientazione, bello il genere.
    forse la generazione avanti si è un po’ persa nel prosieguo, ma mi sa che il tema lo hanno toppato un po’ tutti qui.
    confermo il mio 4, per quello che serve, perchè a occhio mi pare stiano tornando i setacciatori…

  7. impossibile arrivare sino alla fine se non si è discepoli di Leopold von Sacher-Masoch.
    Benchè sia scritto meglio dei due peggiori, risulta il peggiore per il contenuto. L’unica cosa degna di stima è la narrazione in seconda persona.

    Ecco una brutta cosa: “Il Chrysler Building dall’altro lato della strada sembra un enorme vibratore incrostato di Swarowski”.

    Tutte queste marche, nel disperato e ridicolo tentativo di somigliare a easton-ellis o a chuck palahniuk. l’ambientazione in manhattan è forse la cosa peggiore.

    insomma, è semplicemente brutto.

  8. a mgore and company: questa è l’ennesima riprova che questo posto è pieno di telespettatori travestiti da lettori. Cavolo questo racconto è una puntata di Buffy! e pieno di messaggi promozionali degli sponsor per di più! Povera italietta mia..

  9. Mah…guarda…secondo me l’idea di partenza ci sta tutta, forse la trama nella seconda parte poteva essere sviluppata diversamente, senza abbandonare l’idea di Jekill e Hide, ma va bene. Il punto è: cercando di astrarmi dall’idea che questo stile non è nel mio gusto, l’ho trovato scorrevole e piacevole ma certi dettagli di descrittivismo quasi didascalico lo rendono un pò troppo compiaciuto e manierato, lo appesantiscono, sfociano nel kitsch più di quanto secondo me ne avevi intenzione. Secondo il punto è non concentrarti nel descrivere ogni minuzia che rientra nel campo visivo del narratore ma concentrati su quello del protagonista dato che la narrazione è in prima persona. Quale delle cose che vede è rilevante ai fini di farne emergere un profilo emotivo, di sottolinearne le manie da esteta?Cosa di questo paesaggio lo colpisce davvero?Secondo me in racconto così breve è titanico e forse deludente lo sforzo di mettere a fuoco tutto. E personalmente la cosa delle marche non mi piace. comunque in bocca al lupo!:)

  10. Ciao emanuele, ho dato al tuo racconto un bel 5. Lo trovo davvero bello, scorrevole (mi pare un pregio)ed efficace.Ci tengo a precisare che per me non esistono dei racconti “brutti” esistono solo cose che piacciono o no..I gusti…Sinceramente trovo alcuni commenti un pò troppo eccessivi…Ciao.

  11. io comincio a torvare eccessive le raffiche di 1. questo racconto aveva 10 voti di meno e 10 posizioni di più ieri. significa 10 uno, non motivati.
    è uno schifo. vale per tutti i racconti, non solo per questo.

  12. @postit

    ora..
    visto che ti rivolgi a me e a una mia non meglio precisata “compagnia”.
    criticare un racconto va bene. è legittimo. i gusti sono gusti. dio ci scampi dall’uniformità di giudizio e dall’appecoronamento globale.
    MA..
    mi faresti al cortesia di non rompere a ME i coglioni su cosa deve piacermi o no?
    Se a me piace guardare BUFFY te ne cale qualcosa? mi guardo anche STREGHE, SpongeBob e iCarly. Mi faccio due palle così a leggere Joyce e Kundera, e divoro invece letteratura commerciale.
    fammi la cortesia di restare nella tua “ITALIETTA”, della quale sembri conoscere alla perfezione i confini, e non invadere la MIA Italietta, abitata da gente normale che legge e GUARDA ciò che cazzo vuole.
    Criticate i racconti e lasciate stare gli altri commentatori e lettori. e evitate lo sfoggio di sarcasmo gratuito e stucchevole, tanto non vi si fila nessuno.
    e visto che sono stato provocato, il tuo nick ti racconta alla perfezione. da uno/una le cui capacità di lettura sono limitate ai fogliettini gialli attaccati al frigorifero non mi aspetto altro.
    Cordiali saluti.

    PS: se vuoi questo commento è rivolto anche alla tua “company”, come il genio commentatore a forma di siluro, che sembra saper misurare la profondità degli scritti e dei programmi televisivi.

  13. PPS:

    se proprio vuoi saperlo è proprio la gente come te, che si crede superiore solo perchè legge Hesse invece della Littizzetto che fa della tua ITALIETTA un paese di merda.

    PPPS: le marche nel racconto sono una citazione da B. E. ELLIS.
    ma nei tuoi post-it sicuramente non c’è scritto.

  14. Senti, c’è qualcosa che mi lascia perplesso.
    Un leggero senso di incompletezza. Sarà la brevità, come ha fatto notare qualcun altro.
    Però scrivi bene. Ed è fatto di immagini forti e facilmente visualizzabili. Cinematografico ecco. Il voto è positivo, senz’altro. Con un “però” finale. Mi piacerebbe vedere come te la cavi con qualcosa di più esteso.

    Saluti
    S.C.

  15. Bel racconto, mi piace. La percezione dei luoghi e dei personaggi si sovrappone alla loro descrizione. Le parole prendono forma e sostanza in un susseguirsi che da l’impressione di vedere una pellicola che scorre e di cui attendi, coinvolto, l’ultimo frame.
    In bocca al lupo

  16. Quattro dei primi cinque classificati nella classifica GENERALE sono tra i primi cinque classificati nella classifica della giuria POPOLARE – ossia degli autovoti.
    Un altro, “L’estate Infinita”, di decostruzione, è scritto da una persona che collabora colla scuola HOLDEN da lungo tempo, e la ha inoltre frequentata.
    E’ interessante anche notare che Marzotto, ossia decostruzione ossia colui che ha collaborato con e frequentato la scuola HOLDEN, ha pubblicato un racconto con PERRONE EDITORE, casa editrice per la quale, come si legge nella biografia, anche il vincitore PIRANDELLO DEI POVERI Peppe Rizzo alias Istruzioni per l’uso di stereotipi palermitani sta preparando un romanzo.

    Perchè?

    Mi rifaccio al mio sempiterno maestro ALESSANDRO MANZONI

    Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,

    Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,

    Dai solchi bagnati di servo sudor,

    Un volgo disperso repente si desta;

    Intende l’orecchio, solleva la testa

    Percosso da novo crescente romor.

    Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,

    Qual raggio di sole da nuvoli folti,

    Traluce de’ padri la fiera virtù:

    Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto

    Si mesce e discorda lo spregio sofferto

    Col misero orgoglio d’un tempo che fu.

    S’aduna voglioso, si sperde tremante,

    Per torti sentieri, con passo vagante,

    Fra tema e desire, s’avanza e ristà;

    E adocchia e rimira scorata e confusa

    De’ crudi signori la turba diffusa,

    Che fugge dai brandi, che sosta non ha.

    Ansanti li vede, quai trepide fere,

    Irsuti per tema le fulve criniere,

    Le note latebre del covo cercar;

    E quivi, deposta l’usata minaccia,

    Le donne superbe, con pallida faccia,

    I figli pensosi pensose guatar.

    E sopra i fuggenti, con avido brando,

    Quai cani disciolti, correndo, frugando,

    Da ritta, da manca, guerrieri venir:

    Li vede, e rapito d’ignoto contento,

    Con l’agile speme precorre l’evento,

    E sogna la fine del duro servir.

    Udite! Quei forti che tengono il campo,

    Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,

    Son giunti da lunge, per aspri sentier:

    Sospeser le gioie dei prandi festosi,

    Assursero in fretta dai blandi riposi,

    Chiamati repente da squillo guerrier.

    Lasciar nelle sale del tetto natio

    Le donne accorate, tornanti all’addio,

    A preghi e consigli che il pianto troncò:

    Han carca la fronte de’ pesti cimieri,

    Han poste le selle sui bruni corsieri,

    Volaron sul ponte che cupo sonò.

    A torme, di terra passarono in terra,

    Cantando giulive canzoni di guerra,

    Ma i dolci castelli pensando nel cor:

    Per valli petrose, per balzi dirotti,

    Vegliaron nell’arme le gelide notti,

    Membrando i fidati colloqui d’amor.

    Gli oscuri perigli di stanze incresciose,

    Per greppi senz’orma le corse affannose,

    Il rigido impero, le fami durâr;

    Si vider le lance calate sui petti,

    A canto agli scudi, rasente agli elmetti,

    Udiron le frecce fischiando volar.

    E il premio sperato, promesso a quei forti,

    Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,

    D’un volgo straniero por fine al dolor?

    Tornate alle vostre superbe ruine,

    All’opere imbelli dell’arse officine,

    Ai solchi bagnati di servo sudor.

    Il forte si mesce col vinto nemico,

    Col novo signore rimane l’antico;

    L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.

    Dividono i servi, dividon gli armenti;

    Si posano insieme sui campi cruenti

    D’un volgo disperso che nome non ha.

    Grazie.

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