è Òra di alzÀrsi

Autore Giovanni Campolo

Descrizione Alzarsi, non svegliarsi.

postato il 2009-04-15 01:03:27

è Òra di alzÀrsi sÓno le SÈI e ÙNDIC/

La modernità è l’incontro criminale di un’annunciatrice sintetica delle FS con una sinfonia di Mahler a 16 bit in una sveglia da comodino. La condizione postmoderna è l’impossibilità di distinguere tutto ciò dal messaggio di attesa di qualsivoglia assistenza clienti. Il Terzo Millennio, pertanto, non si caratterizza per la volontà – eterna e transculturale – di distruggere la sveglia, bensì per la dolorosa consapevolezza di non potere augurare tutto il male possibile all’annunciatrice. Per questo ci sfoghiamo con l’assistenza clienti.

Il mio modulatore d’umore Penfield ce l’avrebbe un’assistenza clienti? Speculare sull’umore. Imposterei come minimo “nirvana”. Ciao, annunciatrice del Terzo Millennio.

In autonomia automatica, il piede sinistro fa finalmente capolino e scandaglia il pavimento alla ricerca di

ciabatte

d’altra parte, è confortante sapere che il gatto non ha uno sportellino per la manutenzione,

pianelle

che la campagna circostante non è stata sterilizzata da un fallout radioattivo,

pantofole

che tra gli impegni della giornata non figura la caccia a degli androidi in fuga.

babbucce

(Dolcezza, è il caso di rinnovare il parco-libri)

o generici manufatti atti a scafandrare le estremità prima che s’inabissino in quello che si chiamerebbe mondo ma che senza eufemismi diremo più propriamente /pantàno/.

Si emerge al risveglio solo al manifesto formularsi del primo pensiero lucido. A stimolarlo non è l’incapacità – frustrante eppur tuttavia onirica – di muovere il braccio destro, quanto piuttosto l’ironia di un arto addormentato al risveglio. Ed è subito cifra.

Buondì, vaccaboia.

Ma a dormire non è solo il braccio. Si constati, a riprova di ciò, l’insolita assenza dell’erezione mattutina. Oggi, minzione in ortostasi. L’esercitazione di fluidodinamica non andrà in onda a causa della temporanea – e tempestiva – indisponibilità della strumentazione tecnica.

L’asse del cesso ringrazia.

è Òra di alzÀrsi sÓno le SÈI evÉn tÚnomi nÚti. Ìl ciÈlo Èpa rzialmÈnte nuvolÓoso Èla tÈmpera tÚra estÈrna Èdi sÈdi cigrÀadi

La diavoleria asiatica è a tal punto fuori luogo nella sua puntualità che può essere immaginata solo come il frutto della mente malvagia di un orologiaio schfitzero-tetezko che vuole imporre al mondo la sua spietata etica della solerzia lavorista, magari in collusione con qualche rampante fabbrica cinese.

In realtà l’aggeggio è Made in Poland.

(polacca, 16 bit in una sveglia da comodino polacca…)

Dove la logica non è in grado di spiegare l’esistenza di un prodotto disastroso deve intervenire l’immaginazione, per raccontare in un altro modo un mondo altrimenti insopportabile. Da “Poesia 24/7. Rigenerare il mondo senza posa”, Introduzione, p. IV. Appunti per un best-seller che non pubblicherò mai.

Ma il Paradiso è un eterno sorso di caffè.

Per completare il quadretto ci vorrebbe una parola di affetto e commiato all’amante prima di immergersi nella giornata lavorativa.

non posso mica moltiplicarmi ancora, tesoro. Cioè, lo farei anche, ma ogni mitosi mi dimezza. Quando avrò ovviato a quest’inconveniente provvederò!

L’amante, a dirla tutta, manca, ma è bene tenersi pronti: come si può sapere cosa dire e quando dirlo senza averlo provato in anticipo qualche decina di volte?

In effetti, manca anche la giornata lavorativa. Sono però previsti centottanta chilometri per cercarla. Lungo il tragitto sarà forse possibile narrare di come sia fallito il complotto sino-elvetico.

La domanda di quest’oggi è: perché è andato tutto a monte? Al fortunato vincitore spetterà tutto il nostro fantastico montepremi: oggi in palio c’è lo schiavo nubiano che vi sveglia con un massaggio ai piedi.

Sperare di trovarvi una risposta è una ragione sufficiente per farsi centottanta chilometri?

Di fronte alla scomparsa di ogni motivo, è necessario produrre giustificazioni per puntellare il senso – che è come puntellare il cielo, o qualsiasi altra illusione nata da un fraintendimento collettivo. Da “Proiezione e mito. Elementi di psicologia della fiction”. Profetica Opera Postuma (tra quanti anni la pubblicazione?).

è Òra di alzÀrsiultima modifica: 2009-04-15T16:17:00+00:00da romaeuropawf
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38 pensieri su “è Òra di alzÀrsi

  1. qualcosa è buono. originali alcune trovate. la narrazione nel complesso crea una certa pasta, una sensazione – e questo è il buono.
    peccato però che non si afferri il senso della trama, ossia quel che accade. resta un po’ troppo privato, diavolo. scrivere per chi? per se stessi o per chi attende un vate? io sono per chi attende il vate!

    troppi riferimenti anzi intellettualismi che sono fiammelle, illuminano, bruciano le mani per finta e si spengono senza aver prodotto rumore alcuno.
    non lo so. è che si vede una certa consapevolezza – più che della tua opera, della letteratura in generale; però questo brano cade, parte promettendo qualcosa e piano piano sfocia solo nello sbadiglio.
    non metterò voto perchè sono indeciso.
    cosa dovrebbe dirmi una frase come questa: “non posso mica moltiplicarmi ancora, tesoro. Cioè, lo farei anche, ma ogni mitosi mi dimezza. Quando avrò ovviato a quest’inconveniente provvederò!”

    inoltre, diavolo, ma una mezza riga di contestazione da qualche parte la si può pure mettere, in un’opera!

    io credo che sei in una buona fase. io credo che sei in quella fase dalla quale dipende ogni cosa. puoi diventare uno scrittore vero – ancora non lo sei – oppure restare per sempre un germe. per ottenere ciò devi prendere coscienza della tua opera. occorre una coscienza metaletteraria, per essere un Autore.

    questo lavoro resta poco cosa.

  2. Bene.
    @ giu: o enuclei, o non riesco a capire di che stai parlando.

    @ si-luro: per prima cosa ti ringrazio, non per piaggeria ma perché la prima fase del concorso è stata disperante proprio sul versante dei commenti e delle critiche (che mancavano). Non ti nego che mi sarebbe piaciuto leggere queste righe prima, ma amen.
    In tutte le stesure precedenti (chi le ha lette e criticate lo sa) l’elemento privato, quasi autistico, era schifosamente prevalente. Si vede, quindi, nonostante i drastici interventi successivi (l’ultimo terzo del racconto è stato scritto in cinque versioni diverse prima di questa), che il racconto alla fine è stato chiuso in fretta.
    In sostanza, se ho ben capito
    – mi chiedi per chi l’hai scritto? (e: per chi pensi si debba scrivere?)
    – poni un nesso finalistico tra ciò per cui un’opera si fa e ciò che dovrebbe contenere

    Detto fuori dai denti: preferisco un’arte – come costruzione di forme – che si sappia dare le sue regole a una che trovi la sua ragion d’essere nella politica o risolva la propria spiegazione nel contesto. Che non significa “l’arte per l’arte”, ma “l’autonomia dell’arte”. Ecco perché non c’è una mezza riga di contestazione ma – scusa il gioco di parole – una pagina di constatazione.
    La trama non c’è. C’è (ness)uno che si alza dal letto – la qual cosa, in sé, potrebbe non avere alcun senso. La chiusa, quindi, anche rispetto a questo, non è casuale.

    A mia parziale discolpa, specie per la frase incriminata, sta il fatto che nel copiare il testo su myblog è saltata tutta la divisione in paragrafi (né sono riuscito a ripristinarla) e adesso ad ogni andata a capo corrisponde, chissà perché, una spaziatura. Quel corsivo dice qualcosa – questa almeno era l’intenzione – in relazione alle due frasi che l’incorniciano. Così, isolata, fa un po’ impressione anche a me.

    Infine, sulla presa di coscienza dell’opera: nonostante sia ambizioso e pedante alla nausea, in ultima analisi ho grandi difficoltà a prendermi sul serio.

  3. nessun bisogno di discolpa. le critiche sono fondate ma a mio parere un po’troppo “affondate”. il nonsense del risveglio senza seguito si coglie, un po’ ermeticamente ma si coglie, e per quanto riguarda il corsivo forse mancavano solo due punti nella frase precedente. per il resto il tuo linguaggio è un gioco delizioso.

  4. C’è da dire che il tema “Fretta & Caos”, come dice l’autore nel suo primo commento, è ricorrente in tutti questi racconti.
    Come ho già scritto nel commento a Handsome Devil più sotto, Il vincolo del contest forse è troppo stretto. O forse non so, un autore promettente si giudica proprio dalla sua capacità di esprimersi nella sintesi. Però, a mio gusto personale, la brevità e la costrizione rovinano lavori in partenza promettenti. Questo in particolare mi piace meno dell’altro che ho appena commentato. Non è il mio genere, non riesce a intrigarmi e risulta troppo ermetico in alcuni punti. Concordo col giudizio di si-luro. Ma per chi è scritto?
    Giudizio non troppo positivo, mi spiace.

  5. Guarda, ci separa una distanza siderale. La “Fretta&Caos” non mi ha consentito di togliere abbastanza, di stringere il sugo, di condensare _E_ chiarire, di sopprimere eccessi e orpelli.
    Tutta la parte che va da “Sono però previsti centottanta…” all’ultimo corsivo è troppo, non troppo poco. Il riferimento all’incipit di “Gli androidi sognano pecore elettriche?” [alias Blade Runner] è autistico, al limite del compiacimento, al punto che la parentesi “(Dolcezza è il caso…” è quasi un artificio retorico per mascherare la superfetazione. Giusto per fare degli esempi, esempi che illustrano bene il giudizio di eleazzarro – la più forte delle stroncature, qualora non te ne sia accorto – che dice che il mio linguaggio è un gioco delizioso.
    Sta dicendo che: non c’è forma, solo parole; il testo non è sentito ma cerebrale e asettico; il tutto ha un’eleganza borghese.
    Cose peggiori non potevano essere dette in modo più elegante, credo, e il dramma è che, ora che sono dette, mi vedono anche quasi d’accordo.

    Ma preferisco sentirmi dire questo che sentirmi chiedere “per chi”.
    Infatti – e scusate adesso la schiettezza, ma m’arrabbio – il finalismo rompe i cosiddetti, chiaro? Non sono un’agenzia pubblicitaria. Sto provando a lavorare le parole. Ogni volta che chiedete “per chi è scritto?” saltate – e in questo siete drammaticamente postmoderni – il nodo del “perché hai scritto”.
    Diciamolo ancora meglio: non sono Primo Levi, non mi sento incaricato di nessuna opera di testimonianza, e questo è il problema. Scrivo per dare una forma a quant’è problematica, anche politicamente, l’incapacità di rendersi conto. Rendersi conto tout court.
    Evidentemente non sono in grado di restituire con chiarezza la complessità di questa presa di posizione in poche righe, e forse neppure in molte.
    Di sicuro non è mia intenzione sedurre o intrigare (caro lettore, sei forse analogo alla merce, che esiste solo per essere comprata e tu per essere sedotto e lei _vuole_ essere comprata e tu _vuoi_ essere sedotto?).

  6. caro si-culo, ma è proprio nel tuo ultimo gioco di parole sedurre-comprare il succo di tutto il racconto, mi pare. e nel tuo provare a ‘lavorare le parole…’. come se fossero pasta per pane e tu ne puoi fare una pizza, una ciambella, una puddricha. Gli dai la forma che vuoi? e che mi comunichi, la nuova forma? giochi da futuristi passati. le parole, se vuoi comunicare, sono blocchi di calcestruzzo, non ti azzardare a riempirli di sabbia, che se poi la terra trema…!
    scusa, ma hai detto di più coi tuoi commenti sul racconto che col racconto…se uno è scrittore…non ha bisogno di …
    poi il tuo stile mi piace, al servizio di qualcosa però, ciao

  7. Sei il tuo miglior critico.
    Lo spreco di cose azzeccate e frasi ben costruite fa quasi disperare.
    Ancor di più, la tua cocciutaggine. Lo hai fatto per forza. Non era obbligatorio partecipare. E invece ci hai consegnato un mostro. E le tue giustificazioni sono pulciose e irrilevanti. Hai fatto quello che hai fatto: un delitto, uno spreco criminale di suoni, parole, immagini.
    Che tu sia maledetto.
    D’altra parte ti sei assegnato da te la pena: sforzi sempre più grandi per nuova materia linguistica cui dare una forma.
    Per favore, non fare la fine di Sisifo.

  8. Oddiosanto jumpa spiegaci il perchè di cotanto accanimento…comunque cattiverie a parte su una cosa hai ragione:si-culo forse non ha abbastanza padronanza del mezzo per potersi permettere un esperimento così azzardto. Non vuol dire che non hai potenziale, anzi! si intravede al di sotto di queste costruzioni complicate e traballanti una voce intelligente ed ironica che ha solo bisogno di trovare la via giusta in cui incanalarsi…che di certo non è questa!E vuoi sapere perchè? perchè è difficile immaginare cosa possa esserci di contenuti dietro questo tentativo di viruosismo, e il virtuosismo fine a se stesso pochi geni al mondo se lo sono potuto permettere senza inciampare. comunque in bocca al lupo, spero seguirai il mio consiglio…

  9. Guarda che la mia è una preghiera, non è accanimento. Non c’è virtuosismo, c’è lo sforzo di creare un immaginario per descrivere il presente restituendo verità più sottili di quelle che qualsiasi realismo potrebbe far trapelare.
    Il ragazzo è intelligente, e si applica. Ne risultano cose che, prese isolatamente, sono ottime. Però non ha ben chiaro cosa vuole. Per questo tutto quest’ottimo è sprecato. E sprecare tutto questo è delittuoso. Siccome l’autore di questo spreco è una persona intelligente, non resta che arrabbiarsi di più e comminargli il doppio della condanna.

  10. *** *** ***

    Ciao si-culo, vorrei anzitutto dirti che ho risposto al tuo commento sulla pagina del mio racconto PETIZIONE, e ti inviterei a buttarci un occhio.

    Poi, Io sono fondamentalmente d’accordo con si-luro e con tutti quelli che in qualche modo hanno appoggiato o ampliato il suo giudizio (ussaro69, oro11 e anche jumpi4).
    Non capisco proprio il tuo considerare poca cosa la richiesta di uno scopo per la tua scrittura. ha ragione oro11 quando dice che vorrebbe vederti al servizio di qualcosa. e ha ragione anche jumpi4 quando si accanisce nel dirti che hai sprecato un ottimo lavoro. Davvero sarebbe bastato poco: rendere più comprensibile la storia, forse. Ritengo delizioso l’esordio “Il Terzo Millennio, pertanto, non si caratterizza per la volontà – eterna e transculturale – di distruggere la sveglia, bensì per la dolorosa consapevolezza di non potere augurare tutto il male possibile all’annunciatrice.”

    Peccato che poi un po’ ti sei perso. Come mai? Non hai dato peso al lettore? Io ti posso dire per conto mio che ho scritto delle cose estremamente GERGALI e altre AVANGUARDISTE, ed ero molto tentato di partecipare a questo contest con uno scritto folle e incomprensibile. Poi però mi son reso conto che a far da giuria c’era la Holden, e che in fondo occorreva accettare il compromesso e partecipare per bene, accettare di farmi mettere alla gogna con un testo a mio stesso avviso orribile (l’incipit di Petizione). In effetti è successo, mi han detto che avrei fatto figura migliore con un rap dei gemelli diversi. Poi purtroppo ho dovuto presentare l’opera estesa partendo da quell’incipit, e ho cercato di adeguarmici.
    Ma tu, diavolo, già avevi un ottimo inizio. Perchè ti sei perso?

    Morale della favola, e la considero molto importante:
    qua ci si sta entusiasmando per racconti come DALLA SPALLA AL GOMITO o L’ESTATE INFINITA o ISTRUZIONI PER L’USO DI MIRACOLI E TAMBURI, ma io credo che, nonostante il tuo lavoro sia meno riuscito sul piano della efficacia, tu abbia più talento degli autori dei brani suddetti.

    Occhei, per ora basta, chè sto fondendo.
    ***

  11. Caspita, un’assenza e quanti commenti!

    @ Eleazzarro: Non c’è bisogno che ti giustifichi o chiarisci. L'”e lasciatemi divertire” lo devo, per rispetto ai tempi e all’autore, lasciare a chi di dovere.

    @ Bergamo: be’, grazie 😀
    Magari trovo un futuro come compositore di partiture per sintetizzatori vocali… (ecco, questo sì che è lo spunto per un Racconto!!!)

    @ jumpi4: che devo aggiungere?

    @ postit: non sono certo di avere capito. Certo, la costruzione sarà imperfetta (addirittura traballante?); certo, la trama della storia è a dir poco rarefatta; però non mi è chiaro come mi dovrei inacanalare….

    @ oro11, giovannischiavone e (ancora) postit:
    Non voglio fare un manifesto di poetica, ma mi chiamate a rispondere su questioni che io stesso non ho mai messo in forma esplicita.
    Sul fatto che la letteratura o la scrittura debbano essere al servizio di qualcosa o qualcuno, ho dei dubbi. Nel senso che il servizio dev’essere pubblico, generale e universale. Ma la totalità di chi legge non si riassume in un lettore medio. Questo approccio lo lascio ai giallisti, all’intrattenimento. L’intrattenimento organizzato e massificato non è nelle mie corde.
    Se, raffinando alcuni elementi di questa discussione, posso provare a sintetizzare alcune critiche, centrate in particolare sul rapporto testo/fruizione, direi che più che non avere tenuto in debita considerazione chi legge, non sono riuscito a compiere lo sforzo di invitare chi legge a muoversi verso il testo. Ritengo che a una lettura interessata la traccia non possa sfuggire. D’altra parte mi rendo conto che ho scelto dei riferimenti intertestuali che, seppur oggettivamente chiari (e forse non sempre), non lo sono per il singolo lettore non-medio. Insomma, chi cacchio se lo ricorda che Blade Runner inizia con la regolazione del Penfield, a parte me? Anche il paragrafo sul fortunato vincitore dello schiavo nubiano… la forma non è chiaramente nazional-popolare, come avrebbe dovuto.
    Il tentativo però, come aveva individuato dall’incipit la e-guide, è stato quello di perseguire l’identità di forma e contenuto: parlare ironicamente d’ironia, postmodernisticamente di postmodernità, frammentariamente di identità in frammenti.
    Il lavoro sulla forma, quindi, è tutt’altro che avanguardista o futurista. La spremitura di suoni e parole per riuscire a far dire loro altro da ciò che dicono di solito è, credo, il lavoro proprio della scrittura, almeno di una scrittura che trovi una sua ragione cerebrale, e non di cuore (perché io la geometria delle passioni non la so fare e non sono sicuro, anche politicamente, di volerla fare).
    Per questo grondo d’invidia verso Eleazzarro. E su questa linea ho commentato pezzi come “L’estate infinita” o “Istruzioni per l’uso…” o “Pasta e fagioli” e persino “Quello strano paguro”, che si sforzano, più o meno bene, di far affacciare altro immaginario (diverso, a mio avviso, il caso del Compianto per Bianca morta). A differenza di questi io, pur avendo un buon incipit, ho finito per allontanarmi dal testo e non mantenere la promessa neppure a me stesso.

    Diciamoci però una cosa: i risultati della prima fase sono arrivati tardi (il 7 marzo e non il 28 febbraio), i commenti non ne parliamo, la liberatoria era una cosa inguardabile (ho spammato la protesta ovunque) e l’hanno corretta ad aprile… siccome io nella vita ho anche altro da fare, letta prima versione della liberatoria avevo già bell’e che rinunciato a continuare e interrotto la stesura e il pensiero. Se, con l’ambizione smisurata che ci ho voluto mettere, si lavora a singhiozzo e in condizioni precarie, poi i risultati sono questi…

    P.S. per Schiavone: letta la risposta al mio commento. Rinvio a stanotte il seguito dello scambio.

  12. noto con piacere che in questa sezione c’e’ un po’ piu’ di partecipazione costruttiva rispetto alla sezione musica alla quale partecipo.

    da perfetto incompetente (tecnicamente parlando) ma da lettore piuttosto avido, spendo con piacere i miei due centesimi su questo lavoro sicuramente interessante.

    Bella l’idea e soprattutto originale il modo di esporla… anche se da “lettore medio” ho trovato un pelo di difficolta’ nel seguire tutti i voli parallei ed i riferimenti che si snodano come rami e rametti su quello che e’ il “tronco” e la linea guida del racconto.

    Insomma, il senso arriva… bello pieno, pero’ alcune sfumature si perdono come frecce che non hanno fatto centro pieno, e cio’rischia di lasciare il lettore un po’ frustrato… o quantomeno affaticato…

    ovviamente questa e’ stata la mia personalissima percezione… per cio’ che puo’ valere…

    se mi espongo a scrivere questo e’ solo perche’

    1-ritengo il lavoro valido

    2-so quanto e’ prezioso (almeno per me lo e’) il confronto con il fruitore diciamo “medio”… cioe’ quello che non e’ troppo addentro in senso tecnico, e che per questo assorbe in modo piu’….”naturale”

    vedrei perfetto questo testo come voce narrante fuori campo in un contesto cinematografico… le immagini aiuterebbero il fluire dei concetti.

    in bocca al lupo !!!

  13. e bravo Matteo! togli pure la dicitura “incompetente” dalla tua presentazione! (mi spiace che il tuo lavoro davvero non lo posso commentare, perché davvero totalmente incapace di un’abilità di ascolto decente… intanto ascolto e basta, visualizzo, e me lo godo)
    @si-culo: arrossisco..

  14. Caro!!!!
    Tutto scorre che è un piacere, il testo non annoia anche se ci sono paroloni a me estranei 😛 ma di cui capisco il senso nel contesto…forse ghghgh. Io…beh…per me l’originalità in un concorso come questo dovrebbe essere una delle cose da premiare indi per cui tu ci stai a pennello. Io ci sento l’ansia dell’uomo contemporaneo, ci sento ogni palpito di nervosismo acuto causante impotenza malvagia. Tuttavia… in una delle frasi più semplici trovo il senso e trovo un forte e piacevole schiaffo : ” Ma il Paradiso è un eterno sorso di caffè.”
    saluti e grazie per il tuo commento !

  15. Be’ Matteo, grazie. Anche per il tono con cui ai avanzato i tuoi appunti, e non è poco.
    Come ho già scritto, manca un certo lavoro di fino, e si nota proprio in quelle “frecce che non hanno fatto centro pieno”.
    Chissà, magari un giorno di rimetterò mano e ne farò un cortometraggio! ;D

    @ postit
    ecco una cosa che non capisco: “artificioso”.
    Manca di “spontaneità” o è posticcio? è cervellotico o è forzato? alcuni testi che si mantengono su un piano narrativo solido e stratificato (Istruzioni per l’uso…, L’estate infinita) sembrano meno “artificiosi” perché siamo educati a questo tipo di letture, e ne apprezziamo volta a volta la resa, l’intreccio etc… ma nessuna di loro ha un “contenuto” se non di tipo prevalentemente narrativo.
    Ora, non so se, come dice jumpi4, si possano rivelare verità sottili, ma non ho scritto “minzione in ortostasi” per far vedere che conosco la terminologia medica o con il solo scopo di affiancare il registro medico a quello tecnico della fluidodinamica a quello televisivo dell’andare in onda. Qualsiasi telegiornale lo fa già. E non mi paiono grandi esempi di virtuosismo.

    @ videodromma
    seeee… non ti credo mica, sai? – che tu non abbia capito, intendo! Tsk, falsa modesta!
    “Una sveglia sarebbe versarlo direttamente sulle meningi. Come uno shampoo bollente a cranio scoperchiato”
    Però è troppo più efficace scrivere solo che “Il Paradiso è un eterno sorso di caffè”, senza il divertente seguito.
    Però ho uno shampoo bollente a cranio scoperchiato che m’avanza e non so che farmene. Lo vuoi?

  16. E’ che nella trama ci sono frasi che sono perle, sul serio. Però se fossero aforismi avulsi da un contesto si godrebbero piu facilmente. Qui si affastellano, la densita è eccessiva. dovresti calibrare meglio il tutto alternando elementi di spicco ad altri piu piani piu esplicativi altrimenti la lettura risulta troppo complessa per poter essere goduta.

  17. Cos’è, un voto ideologico?
    Mah, non capisco ma non posso che accettare. Tanto oramai è la gogna, mica un concorso…

    P.S.: potete anche subissarmi di 1 e non commentare. Mi ci sono abituato.
    (P.P.S.: ah, la matematica!)

  18. @ postit: per me non è abbastanza denso… né ho intenzione di fare godere nessuno. Sempre per la storia dell’adesione della forma e del tema, direi che ci (almeno “mi”) sforziamo tutti i giorni di campare e sopravviviamo alla nostra consapevolezza solo con qualche torsione ironica o immaginifica, che di sicuro non ci rende le cose più godibili, solo sopportabili.

  19. (dedicato a “bergamo”, che me l’ha fatto immaginare e spero possa goderne anche lui)

    Giacomo Bonfiglio le stazioni le conosceva tutte. La sua preferita era San Nicola – Tonnara: due binari arrugginiti sulla Palermo-Messina, una pensilina color zafferano adornata da qualche pala di fico d’india, il solito sottopassaggio, ma largo la metà, l’abside malamente intonacata della chiesa e due altoparlanti gracchianti, che a sentire lui li aveva messi lì Garibaldi e venivano nientemeno che dalla Leopolda di Firenze, quando l’avevano dismessa.

    continua qui:
    http://si-culo.blogspot.com/2009/04/15-giacomo-bonfiglio-musicista.html

  20. “nella bottega della gioia ci sta un prestigiatore….” 🙂 grazie!

    ps:leggo sopra: “Sul fatto che la letteratura o la scrittura debbano essere al servizio di qualcosa o qualcuno, ho dei dubbi.” sbagli ad avere dubbi.di sicuro non potrai mai sapere cosa o come il lettore utilizzerà le “tue cose”, ma di certo le metti al suo servizio, e questo per te è.. un dolore? ma sei generoso e le pubblichi!

    sai, mi piace pensare che l’Intelletto sia un Dono, non a caso è il secondo dopo la Sapienza! dello Spirito Santo. Un dono che va condiviso con chiunque lo accolga. No, non sono religiosa, nè credente, purtroppo, ma mi serve di credere di credere!(vattimo) certe volte…

    pps buffo quelle parole colorate, pudore?!!! ah senti,mò non scrivere un trattato intorno all’uso dei segni d’interpunzione! matrimaria! ho sonno eh?

  21. Ciao!
    E prego!
    Scusa se rispondo così tardi, ma passo poco perché è passata un po’ la voglia, visto l’andazzo.
    E sì, per certi versi la scrittura è al servizio di chi legge. Ma gli è destinata o si trova quasi per caso lungo la via e pronta all’uso?
    Siccome io il disinteresse non lo so simulare, preferisco mettere “le cose” lì, pubbliche e cedute, e chi le trova ne faccia quel che crede ma non mi dica com’è che avrebbe voluto che fossero (tipo: “avrebbe dovuto essere al servizio di…”)

    P.S.: Sì, pudore. Problema: che immagini scegliere e linkare a quelle parole? Ci voleva una soluzione più leggera. Tipo il colore.

    😉

  22. Giovanni, ecco il parere richiesto.
    Mi piace. Non come altri, ma tutto sommato giudizio positivo.
    Lo stile è secco e sferzante. Disincantato, ironico, quasi sarcastico.
    Fatico a trovare il nesso col tema del concorso, ma vabbe’, non sei mica l’unico ad aver “sforato”.
    Se devo esser sincero trovo anche io “stucchevoli” quelli che qualcuno ha chiamato “intellettualismi”. In un racconto breve possono essere di troppo.
    Anche a te concedo il “però” finale. Ti vorrei vedere al cimento senza i vincoli di spazio.
    Bene comunque.
    Mi è piaciuta la sveglia polacca…

    Saluti
    S.C.

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