Avanguardie

Autore Oronzo Walter Greco

Descrizione Un fisico si allontana dal suo dipartimento, con i risultati di un esperimento di fusione fredda; un suo collaboratore lo icontra periodicamente…

postato il 2009-04-14 11:02:51

‘Avanguardie…di che? Con tanti problemi di retroguardia ancora aperti…’ e il professore si voltò dall’altra parte con una espressione quasi di disgusto.

Così aveva commentato gli ultimi ritagli di giornali che gli avevo portato fin lì, arrampicandomi al limite del bosco. Da quando, ormai quasi un anno, se ne era andato dall’Università sbattendo la porta del rettorato in polemica con il consiglio di facoltà (portandosi dietro i risultati dei suoi ultimi esperimenti di fusione fredda), non aveva più messo piede nel dipartimento di fisica, rintanato nel suo rifugio di montagna.

Avevo imparato a non contraddirlo, ero l’unica persona del dipartimento che accettava di vedere. Ogni due settimane, facendomi precedere da un avviso, potevo raggiungerlo portando le ultime notizie di stampa. Non riceveva in casa altre persone.

‘Allora, Roberto, non ha niente da dire?’ evidentemente si aspettava un commento; si aspettava sempre un commento quando esprimeva un giudizio, ma i suoi giudizi erano colpi spiazzanti, traiettorie ad effetto: impossibile poterli catturare.

‘Certo, la retroguardia…’ lasciai cadere la mezza frase guardandolo negli occhi: qualsiasi sua considerazione avesse concluso la frase, doveva sapere che era certo la mia considerazione. E lui proseguì, come mi aspettavo.

‘Si rende conto che anche il linguaggio si è militarizzato? Avanguardia è il reparto che primo contatta il nemico, e qui dov’è il nemico? Io me ne intendo bene di nemici amico mio, posso dire amico mio? E certo non sono davanti a noi, non li riconosci, non hanno divise speciali. Hanno casacche provvisorie, da svestire quando cambia il vento: e allora è la retroguardia il problema; il nemico alle spalle, fra i tuoi. Capisce dottor Santini?’

Quando mi chiamava con il titolo accademico, il discorso si faceva sempre serio. Cominciava con ‘Roberto’, in tono familiare, come due vecchi amici che conversano davanti al caminetto, e lui stava realmente davanti al caminetto e il fuoco c’era, scoppiettante, e la comoda poltrona in cui si sprofondava sempre con soddisfazione mentre leggeva la mia rassegna stampa. Quando poi riprendeva il ‘dottore’ si spostava sul ciglio della poltrona, si sporgeva in avanti con una tensione nel corpo e un brillio negli occhi che mi mettevano a disagio.

In questi momenti, quasi sempre annuivo in silenzio. Allora lui si rilassava, ritrovava la comoda postura e riprendeva a conversare amabilmente. Annuii anche questa volta, ma non bastò a rasserenarlo. ‘Il successo dei suoi esperimenti…’ cercai di introdurre l’argomento.

‘E’ imprudente, non parliamo di questo, lo sa che potrebbero esserci delle microspie qui in giro? Tutti i giorni esamino la casa, regolarmente, ma quelli hanno strumenti sofisticati….e non sappiamo dove sono. Prudenza, amico mio!’

‘Convengo con lei, ma il mio pensiero è che la migliore forma di prudenza sarebbe pubblicare i risultati. A quel punto nessuno oserebbe minacciarla… niente segreto niente pericolo.’

Mi guardò con una smorfia di delusione sul viso mobilissimo. Si levò in piedi e andò ad osservare dalla finestra, poi prese un binocolo che era sul davanzale e rimase a scrutare la collina dirimpetto.

‘Ha fatto come le ho detto? Sicuro che nessuno l’abbia seguita?’ domandò. ‘Si è attenuto alle istruzioni?’

‘Sissignore, ho preso l’autobus di linea ed ero il solo passeggero, sono sceso una fermata prima del paese secondo le sue raccomandazioni. Nessuno mi ha seguito, professore.’

‘Bene dottor Santini’ e sembrò tranquillizzato. Tornò alla poltrona. ‘Lei sa quanto è delicata la mia posizione, quanto è pericolosa…dobbiamo essere prudenti’; mi guardò intensamente, ebbi l’impressione di essere passato ai raggi X. Sul volto un’espressione fredda, come se stesse esaminando uno sconosciuto.

Dovevo essere più attento d’ora in poi, attenermi ai consigli che mi erano stati forniti quando si era deciso che sarei stato io a tenere i contatti. Non contrariarlo, farlo parlare e cercare di portarlo a discutere dei suoi esperimenti. Un gruppo di specialisti, compreso uno psichiatra, avrebbe ascoltato la conversazione tramite una microspia che avevo indosso.

‘La retroguardia…’ ripresi.

Mi interruppe. ‘La retroguardia saremo noi, le avanguardie. Non dobbiamo staccarci troppo dal grosso dell’esercito, se perdiamo i contatti potremmo perdere la direzione, perdere noi stessi e quanti ci seguono alla cieca. Che ne sa la gente di energia atomica?’

Cercai febbrilmente un commento che gli potesse riuscire gradito, che lo spingesse a parlare.

‘Vuole dire, professore, che da avanguardie quali siamo dobbiamo diventare retroguardia?’

Si spazientì. ‘Ma non capisce? E’ tutto così chiaro, come il sole che genera energia da fusione e genera vita, nelle appropriate condizioni. Per questo siamo qui, in retroguardia. Lei con me. Dove se le figura lei le retroguardie? Quelle che stanno dietro? Da quale punto di osservazione? E le avanguardie, dove le localizza?I fenomeni fisici sono ciclici, l’universo (e qui la voce si alzò stentorea) è ciclico.

Si illuminò in volto e continuò a parlare. Parlò dell’universo e dei suoi cicli e dentro questi dei suoi esperimenti, secondo un ordine che non ero sicuro di poter seguire mentre, convulsamente, cercavo di tenere dietro a quelle traiettorie arditamente caotiche.

Parlava, parlava, con un tono di voce sempre più alto. E io non ero certo di fare il mio dovere.

Avanguardieultima modifica: 2009-04-15T21:23:26+00:00da romaeuropawf
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16 pensieri su “Avanguardie

  1. Non mi convince granché. Il personaggio poteva essere interessante, il tema grosso era a rischio cliché. Il cliché l’hai in parte evitato, il personaggio invece si è banalizzato in una specie di paranoico che ha in tasca la chiave per la salvezza energetica del pianeta ma non la vuole concedere. Il finale è sacrificato, mi pare, sull’altare di lunghe descrizioni ed espressioni che non trovano piena giustificazione nell’economia ristrettissima di un racconto breve.
    Noto infine, a margine, alcune formulazioni poco precise:
    “essere passato ai raggi X”
    “attenermi ai consigli che mi erano stati forniti quando si era deciso che sarei stato io a tenere i contatti”
    questo genere di cose appesantisce molto la lettura, per l’uso di un verbo improprio (e che nessun fisico userebbe, credo, parlando di raggi X) o per una scelta sintattica che tiene più impegnati a capire com’è fatta la frase che a capire come prosegua la narrazione.

    nessun voto, perché dice che le votazioni sono chiuse

  2. paranoico? bhe! se davvero crede di aver scoperto il”segreto delle stelle” e crede pure nell’universo ciclico,certo si sente il nuovo Prometeo!quindi,solo giustamente preoccupato per.. il suo fegato! il racconto è deludente, credo, forse, perchè il “grosso” è rimasto nel titolo del tuo blog: retta,circolo o spirale? il Tempo. descrivi benissimo come la con_fusione della mente del professore confonde quella del dottore e genera.. il dubbio! grande tesi!!! auguri!

  3. per mariadoceu:
    retta, circolo, spirale. voleva essere questo il centro del racconto; forse non sono riuscito a farlo vedere, ma le interpretazioni dei tre protagonisti corrono lungo questo binario. la Facoltà, che ha diagnosticato la pazzia, un paradigma lineare; il prof che declama il suo in termini circolari, e la spirale dell’assistente, preso fra una linea retta e una curva… e non solo il Tempo, come dici tu, anche lo spazio, quello mentale sopratutto. ecco il perchè delle descrizioni, vorrebbero essere dall’interno, microspie di pensieri. Poco spazio o scarsa forza? ciao

  4. davvero brutto racconto. pieno di errori e imprecisioni, stile tremendamente incerto, conoscenza della lingua italiana ai limiti della alfabetizzazione elementare – televisiva.
    luoghi comuni tipici del genere.
    al momento hai 25 voti e una media piuttosto alta, e sei quarto o quinto in classifica.
    Io credo che arrivati a questo punto si dovrebbero azzerare tutti i punteggi ed aumentare il valore decisionale della giuria di qualità, facendolo passare dal 60 ad almeno il 75 percento.
    Per la prima volta nella mia vita, e con mia somma sorpresa, preferisco rimettermi nelle mani di un dittatore piuttosto che in quelle della democrazia.

  5. mah, io non ci vedo niente di maleducato nel commento di si-luro. lo condivido in toto.
    questo racconto è brutto. il sistema di votazione si sta rivelando ancora una volta osceno, come per gli incipit. A folate arrivano caterve di “1” per tutti i racconti, a turno viene sparato in alto questo o quell’altro. in un contest come questo la via del giudizio affidato SOLO alla giuria di qualità è l’unica praticabile. Le votazioni popolari così come sono adesso non servono a niente.
    Al limite diventano più significativi i giudizi dei lettori, volgari, saccenti o maleducati che siano.

  6. Siluro, Ussaro, fate come me: invece di scrivere commenti sui racconti, commenti che generano quantitativi di flame proporzionali alla loro veridicità, mandate una mail all’organizzazione come ho fatto io, l’ho fatto subito dopo aver letto la comunicazione in cui venivano chiariti i meccanismi del concorso.
    Anche io sono per una scelta al 100% dettata dai gusti della giuria. Diteglielo 🙂

    Oppure, fossi nella giuria, prima di valutare i vori popolari eliminerei dal database :

    – tutte le tuple di chi ha dato solo un voto
    – tutte le tuple di chi ha dato un 5 e poi più di 3 uno.

    Basta una query SQL, se mi date la descrizione della tabella che contiene i giudizi, ve la faccio senza problemi.
    Cioè lo so che siete bravi, ‘ste cose le avrete pensate a Giugno dell’anno scorso. Ma metti che … 🙂

  7. una risposta la devo, per educazione.
    Siluro (non posso dire caro, capirai), ma il nome si addice al tuo carattere esplosivo. Non farò facili commenti tipo nomen omen, nè capisco perchè ti hanno lanciato (paranoia?), non lo puoi sapere neanche tu, come non lo sa ogni siluro per bene. Dopo che esplode, cosa resta di un siluro?
    I miei studi sono certo datati (retroguardia?), non troppo sofisticati, come dici tu. E’ già tanto per me essere riuscito dopo molti tentativi a capire cosa fosse una url, ho rischiato di non riuscire a inviare nemmeno l’incipit.
    Per gli amici(se ne ho qualcuno) voglio dire, voglio ribadire, che mi ha sorpreso essere andato in finale, l’ho scoperto all’ultimo momento. NON L’HO VOTATO IO Nè ALCUNO DI MIA CONOSCENZA. mi ha spaventato la guerra che ho trovato nei vostri commenti, i sospetti e anche le tecniche…le avete spiegate chiare anche per me. Come in certi siti che spiegano come fabbricare esplosivi.
    Siluro dice che sono quarto o quinto, c’è già una graduatoria? dove si può consultare? Questa è la mia prima esperienza di rete. mi ha già rotto…
    siluro, quando si è esplosivi, dopo restano solo residui di combustione!

  8. mmm..si-luro ha colpito almeno a leggere come gridi!e se dici che ti ha rotto…cosa? il timone? ah infatti, vedo il tuo racconto galleggiare alla deriva…

    ps scusa ma perchè vorresti fidarti di un sistema di voto al quale dici di non aver partecipato? non votare per alcun racconto e ritrovare il tuo, brutto per tua stessa ammissione, tra i primi in classifica… non ti sei preoccupato che il sistema non funzioni?

    pps mostrare preoccupazione per la fine del siluro che ti colpisce è parte del paradigma ipocrita di un certo falso cattolicesimo bigotto. è tuo “per educazione” ? bella educazione…

    @ si-luro: ciao! meno uno! complimenti 🙂

  9. Quattro dei primi cinque classificati nella classifica GENERALE sono tra i primi cinque classificati nella classifica della giuria POPOLARE – ossia degli autovoti.
    Un altro, “L’estate Infinita”, di decostruzione, è scritto da una persona che collabora colla scuola HOLDEN da lungo tempo, e la ha inoltre frequentata.
    E’ interessante anche notare che Marzotto, ossia decostruzione ossia colui che ha collaborato con e frequentato la scuola HOLDEN, ha pubblicato un racconto con PERRONE EDITORE, casa editrice per la quale, come si legge nella biografia, anche il vincitore PIRANDELLO DEI POVERI Peppe Rizzo alias Istruzioni per l’uso di stereotipi palermitani sta preparando un romanzo.

    Inoltre vorrei sottolineare che l’autore del brano vincitore è l’unico che abbia cambiato il titolo dell’opera estesa rispetto all’incipit, la qual cosa fu vietata a me dalla E-GUIDE.

    Perchè?

    Mi rifaccio al mio sempiterno maestro ALESSANDRO MANZONI

    Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,

    Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,

    Dai solchi bagnati di servo sudor,

    Un volgo disperso repente si desta;

    Intende l’orecchio, solleva la testa

    Percosso da novo crescente romor.

    Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,

    Qual raggio di sole da nuvoli folti,

    Traluce de’ padri la fiera virtù:

    Ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto

    Si mesce e discorda lo spregio sofferto

    Col misero orgoglio d’un tempo che fu.

    S’aduna voglioso, si sperde tremante,

    Per torti sentieri, con passo vagante,

    Fra tema e desire, s’avanza e ristà;

    E adocchia e rimira scorata e confusa

    De’ crudi signori la turba diffusa,

    Che fugge dai brandi, che sosta non ha.

    Ansanti li vede, quai trepide fere,

    Irsuti per tema le fulve criniere,

    Le note latebre del covo cercar;

    E quivi, deposta l’usata minaccia,

    Le donne superbe, con pallida faccia,

    I figli pensosi pensose guatar.

    E sopra i fuggenti, con avido brando,

    Quai cani disciolti, correndo, frugando,

    Da ritta, da manca, guerrieri venir:

    Li vede, e rapito d’ignoto contento,

    Con l’agile speme precorre l’evento,

    E sogna la fine del duro servir.

    Udite! Quei forti che tengono il campo,

    Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,

    Son giunti da lunge, per aspri sentier:

    Sospeser le gioie dei prandi festosi,

    Assursero in fretta dai blandi riposi,

    Chiamati repente da squillo guerrier.

    Lasciar nelle sale del tetto natio

    Le donne accorate, tornanti all’addio,

    A preghi e consigli che il pianto troncò:

    Han carca la fronte de’ pesti cimieri,

    Han poste le selle sui bruni corsieri,

    Volaron sul ponte che cupo sonò.

    A torme, di terra passarono in terra,

    Cantando giulive canzoni di guerra,

    Ma i dolci castelli pensando nel cor:

    Per valli petrose, per balzi dirotti,

    Vegliaron nell’arme le gelide notti,

    Membrando i fidati colloqui d’amor.

    Gli oscuri perigli di stanze incresciose,

    Per greppi senz’orma le corse affannose,

    Il rigido impero, le fami durâr;

    Si vider le lance calate sui petti,

    A canto agli scudi, rasente agli elmetti,

    Udiron le frecce fischiando volar.

    E il premio sperato, promesso a quei forti,

    Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,

    D’un volgo straniero por fine al dolor?

    Tornate alle vostre superbe ruine,

    All’opere imbelli dell’arse officine,

    Ai solchi bagnati di servo sudor.

    Il forte si mesce col vinto nemico,

    Col novo signore rimane l’antico;

    L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.

    Dividono i servi, dividon gli armenti;

    Si posano insieme sui campi cruenti

    D’un volgo disperso che nome non ha.

    http://1.bp.blogspot.com/_g5FXH3ro7BI/SUwZ2R25sKI/AAAAAAAAAJA/All_-dYEkS8/s400/forza+mafia.jpg

    Grazie.

  10. complimenti comunque al vincitore e a tutti quanti i racconti sono molto belli
    a parte tutto, tutto è molto bello.

    prima scherzavo, questo contest ha mostrato all’italia gente con tanto talento.

    complimenti alle eguide e a tutti.
    tutto molto bello e professionale

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