Dalla spalla al gomito

Autore Pierluca D’Amato

Descrizione Un ragazzo parte per un viaggio che lo cambierà per sempre, e non solo dalla spalla al gomito…

postato il 2009-01-27 13:53:52

Questa città avvolta nel sonno, come in una calda coperta.

Quando le auto non allagano le strade, qualche silenzio aleggia ancora nell’aria.

Percorriamo il tragitto dal centro alla promenade. I rombi della marea d’acciaio si schiudono al sole. E sembra di emergere con un sospiro da questa Venezia di lamiere. Quasi che per un mese avessi trattenuto il respiro inconsapevolmente. Ma l’aria fiammeggiante di rugiada sbatte contro il tergicristallo.

Ed il silenzio nell’abitacolo si fa più pesante. Le labbra di mia madre strette in una linea sottile. Guida, ma scapperebbe nella direzione opposta. Se aprissi bocca. La fuga di un daino.

Dalla spalla al gomitoultima modifica: 2009-01-28T16:07:59+00:00da romaeuropawf
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49 pensieri su “Dalla spalla al gomito

  1. Non è il caso di intavolare una discussione sulla storia della letteratura, mi pare. Però, kermit, qui sono in ballo degli incipit, quindi questo non è “solo” un incpit, ma è “appunto” un incipit. Lo vogliamo analizzare? ok.
    Si apre con una similitudine
    – il sonno avvolge la città come calda coperta; una città da climi temperati caldi. Su un registro da Fuoco, se vogliamo
    – auto che “allagano” le strade, una “Venezia di lamiere” e la “mare d’acciaio” sono altre tre metafore molto poco creative. Su un registro da Acqua, se vogliamo.
    – i “rombi” che “si schiudono al sole” vorrebbe essere una specie di sinestesia, che avvolge una metafora.
    – dai “rombi” sembra di emergere con “un sospiro”. Un ossimoro.
    – l’aria fiammeggiante di rugiada mette insieme fuoco e acqua, misteriosamente preceduta da un “ma” che non si capisce da dove salti fuori (si apre la lotteria delle interpretazioni).
    – segue la similitudine iperbolica del fiato trattenuto perun mese.
    – chiude la madre che fugge come un daino.

    Tutto questo per dire che uno una mattina ha un confronto teso con la madre nel pieno di un ingorgo in circonvallazione? Cos’è, una riedizione postindustriale del Giovin Signore?

  2. Non partecipo perché sono un vorace lettore, ma la cosa certamente non basta a fare di me uno scrittore. Forse, però, mi rende un critico passabile.
    Certamente sbaglio a pensare che si possa discutere di stili e forme in un posto dove tutti sono sinceramente convinti che “è bello ciò che piace” (e non distingue un’analisi da un’interpretazione).
    Scusate, vado a uccidere il mio coinquilino che mi ha trascinato qui dentro e si lamenta (a ragione, vedo solo ora) che gli ho dato 3.

  3. Innanzi tutto, caro il mio jumpi4, hai preteso di essere un “passabile critico” quando la tua analisi é la banale e triste demonizzazione da parte di un inetto che non ha altra capacità se non quella di sfasciare tutto ciò che gli capita a tiro. E l’incipit da te presentato, privo di fascino, rispecchia il fatto che tu non potrai andare oltre lo status di “vorace lettore”. Impara ad essere più costruttivo!

  4. ma non c’è uno straccio di moderatore? passi ormai questa asta al ribasso (al ribasso degli altri, s’intende) io, che non uso facebook o non ho communities intere a sostenermi, ho collezionato un record di “1” senza alcuna fornita motivazione, ma almeno un po’ di decenza nei commenti… ben vengano anche le stroncature, ma almeno un po’ di qualità!

  5. Metafore compiaciute,””Venezia di lamiere” e la “mare d’acciaio” sono altre tre metafore molto poco creative.”,leggete un pò gli interventi gi germana nell’ incipit “Compianto(…)” forse questo incipit non è poesia narrativa, ma è Diverso,qui il diverso è spesso condannato, nel marasma di stili depressivo/fatalisti che ho letto,diffusissimi solo perchè scrivere così è la moda del momento. Io attendo il seguito,credo che stupirà.

  6. Beh, indubbiamente lo stile è un po’ barocco e l’uso delle metafore insistente, ma sono d’accordo con chi prima di me ha affermato che non sono espedienti fini a se stessi, ma vogliono evocare per immagini. Questione di gusti suppongo. É comunque un incipit che ti incuriosisce e ti invoglia a sbrogliare quel groviglio di metafore per vedere dove vogliono andare a parare, almeno per quanto riguarda me. Penso che un buon lettore dovrebbe mettere da parte per un attimo la sua visione delle cose per accettare quella del narratore.

  7. Questo lavoro non è male, e poi ocorrerebbe vedere il seguito. L’importanza della confezione di un incipit è indubbia, qualche perplessità su alcuni passaggi la ho anchio ma sono quasi invidioso di tutti questi commenti, credevo che anche il mio lavoro ne avrebbe suscitati a dismisura… Io sono stato aspramente criticato in altri contest, e posso dire di averne solo tratto giovamento. Di certo ho ampliato i miei orizzonti di crescita nella scrittura creativa e molte osservazioni mi hanno dato lo stimolo necessario a riflettere e fare ricerca.
    L’importante, in un saper ben commentare, sarebbe di fare solo critica costruttiva, e cercare di non ledere, o tentare di minare le possibilità intrinseche di un aspirante scrittore.

  8. Indubbio, e lo ripeto in ogni commento, che sia davvero difficile scrivere in 100 parole. Indubbia la difficoltà di rendere partecipe il lettore sempre con le solite 100 parole. Lasciando l’incipit aperto su un viaggio riesci ad ottenere curiosità. Ma, secondo me, la ottieni solo con i curiosi e quelli che non si fermano alla prima impressione. Sai perche’? Perche’ la resa del tuo raccontino e’ banalizzata da metafore troppo ardite: le auto non allagano le strade e la rugiada non fiammeggia. Ovvio e’ che il mio e’ il semplice parere di un lettore, quindi non sentirti offeso o sminuito. Ciao e in bocca al lupo!

  9. sono d’accordo con melensa. se in cento parole metti tutte queste metafore chissà nel seguito… e poi scusami ma sono davvero esagerate. io nella mia pochezza l’ho dovuto leggere tre volte per capire cosa stesse succedendo…

  10. la parte centrale dell’incipit è un coacervo di immagini descritte in modo chiassoso, chenon chiamerei metafore. le metafore devono contenere un messaggio, anche banale magari!o forse sei un nuovo cèlan? ma io non sono gadamer, mannà :-)e poi questo è un concorso telecom, mica del goethe institute! voto tre perdonando l’ansia di non passare inosservato e premiando le prime e ultime righe, ben scritte,e che sicuramente fanno intuire un racconto. ciao e auguri!

  11. posso fare una domanda io ho sritto qualcosa che non so se è un incipit e ho letto molti altri scritti o racconti,chi mi può dare una definizione d’incipit visto che non sono una scrittrice,io certi scritti li trovo difficili da capire,non capisco i nessi logici,forse è un mio limite spiegatemi voi grazie

  12. Letteralmente l’incipit è esattamente l’inizio di un testo, o la prima battuta di uno spartito (dal latino incipio, -ere, 3a p.na singolare, tr. “inizia”).
    Un esempio tipico è “Quel ramo del lago di Como…” con il quale identifichiamo immediatamente I Promessi Sposi o il “Cantami o Diva” che apre convenzionalmente il canto epico.
    In un senso meno letterale e più letterario, l’incipit è l’insieme dei periodi che danno avvio alla narrazione, pertanto la prima pagina o il primo paragrafo di un libro. Al grado zero, anche le primissime parole possono assolvere a questa funzione.
    (la pagina “Incipit” di wikipedia è comunque decente)

  13. non era pretestuosa la mia domanda,ho chiesto perchè leggendo mi sono accorta che quasi tutti hanno scritto pezzi di racconto con metafore,poi mi sono collegata ad internet cosa che non avevo pensato prima di fare e ho letto ciò che mi ha detto si-culo,non è stato fatto per fare leggere il mio,anche perchè non ho la presunzione di avere scritto chissa che cosa,anzi magari ho sbagliato tutto,quindi,ti sei sbagliata

  14. da cosa hai dedotto la mia arroganza,forse volevi descriverti tu visto quello che hai appena scritto e come lo hai scritto,ringrazio Dio di essere una persona educata almeno so vivere serenamente in mezzo alla società che mi circonda.Non dovevi leggere niente,nessuno te lo ha chiesto.ma che gente che naviga su questo sito usano paroloni semi sofisticati per dire delle grandi stupidate,la superficialità delle generazioni avanti che navigaqno in internet,ma perchè qualcuno non ci ha scritto un incipit,mi vergogno di avere partecipato na questo gioco con partecipanti poco letterarie assai presuntuosi che pensano di conoscere le persone,leggendo un pensiero di cento parole,chiedo scusa alla redazione per aver partecipato,ho sbagliato non fa parte del mio essere,ripeto pensavo di aver a che fare con persone intelligenti e mature,ma sicuramente si è evinto cosa è una generazione avanti,bene passerò adesso per ipocrita ma ringrazio di avere sani principi e di non fare parte di questa generazione robotica,villana,e ignorante,nonostante le citazioni culturali,non rispondere neanche perchè non leggerò più niente ho di meglio da fare complimenti al vincitore

  15. Il concorso e’ assai ben congeniato.
    Se la gente sta male di capoccia e si vota da sola, non e’ colpa di chi organizza una cosa gratuitamente per i giovani.

    Il fatto e’ che non esiste senso civico. Punto. Se una persona o piu’ persone non sanno auto gestirsi, cosa c’entrano gli organizzatori dei concorsi.

    Non affacciatevi sempre al balcone per dire governo ladro. Assumetevi di volta in volta la responsabilità delle vostre azioni.
    Se poi un luogo, un contesto, un qualsiasi posto insomma, non vi garbano perche’ restare. Boicottate Roma Europa così come da globalizzatori boicottate la Nike ma soprattutto tacete.
    Un po’ di silenzio per carità.
    Che non se ne puo’ piu’.

    Ah! Dimenticavo … una prova di ciò che vado blaterando e’ che, all’annuncio di roma europa … partecipate come Trend Hunders … non ha risposto nessuno.
    Quindi ….. per carità. Silenzio!
    Questo e’ posto di creatività non il gabinetto del dottor Freud.

  16. guarda, oggi pomeriggio non ho niente da fare e sto leggendo tutti quelli che sono arrivati nei primi venti. Non è certo colpa di chi ha organizzato questa cosa ma il livello di quello che leggo è davvero bassissimo. Credo che freud non l’avrebbe fatto entrare neanche in bagno un libro che inizia cosi! Più di duecento voti ( che non si può essere dato da solo, se no è da ricovero ). La terza media più alta. Commenti entusiati. Per me è semplicemente incomprensibile!

  17. Le condizioni della liberatoria sono un po’ troppo restrittive.
    Sto pensando di rinunciare alla partecipazione al concorso: se devo cedere qualsiasi diritto alla Telecom&Co. per una cosa che poi, magari, in futuro potrei voler modificare o pubblicare sul mio blog qualora non dovessi vincere (e, obiettivamente, ho visto incipit più promettenti) allora non so se valga la pena cedere qualsiasi forma di diritto. Se non vinco ma scrivo cmq una cosa bella o migliorabile, tutto finisce nel dimenticatoio. Insomma, capirei questa liberatoria per i testo vincitore, ma per tutti e 25 mi pare eccessivo.
    E nota che sul blog pubblico sotto licenze CreativeCommons, cioè SENZA diritto d’autore.

  18. C’è, forse, tra le righe di questo incipit, un non detto che vale la pena portare avanti, un’atmosfera sospesa ma anche un non detto nel vero senso della parola, quel silenzio che regna tra il protagonista e la madre, che è ciò che invita a proseguire nella lettura. Ma questo clima di fondo che la narrazione crea sarebbe molto più efficace se il testo non fosse pervaso da luoghi comuni: la città avvolta nel sonno, le auto che allagano le strade, la marea d’acciaio, la città di lamiere, il silenzio pesante, assieme a qualche accostamento insolito che potrebbe essere interessante, ma che, per le scelte lessicali, porta invitabilmente con sè una patina retorica, come quell'”aria fiammeggiante di rugiada”.
    La trovata finale, decontestualizzata, potrebbe anche risultare efficace: mi riferisco a quel “la fuga di un daino”, ma rischia, inserito in questo contesto che dà ampio spazio all’espressione abusata anzichè allo sviluppo della storia, di risultare comico.
    Per di più, oltre ad essere piuttosto inflazionate, alcune delle espressioni a cui ricorri, appaiono alla lettura piuttosto svuotate di significato. Mi chiedo, per esempio, cosa succede, qual è il fatto o l’accadimento atmosferico, lì dove scrivi “I rombi della marea d’acciaio si schiudono al sole” (ne deriva solo una sensazione di caos, rumore, movimento meccanico, che sembra però essere in contrasto con la descrizione alla riga sopra, che parla invece di una città che, per una volta tanto, ha smesso di rumoreggiare e finalmente si riposa).
    In conclusione, la direzione in cui cercherei di lavorare è quella del senso, da privilegiare sopra ogni altro aspetto. Un senso che intravedo in quelle righe finali che parlano di un rapporto tra una madre e un figlio. E cercherei, dove è possible, di evitare le espressioni iper-codificate o eccessivamente artificiose perchè spostano l’attenzione del lettore dal significato al modo in cui viene veicolato.
    Detto questo, spero di essere stata di qualche aiuto, buon lavoro!
    Linda

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